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Anni fa, i primi a parlarmi di criptovalute sono stati alcuni investitori con decenni di esperienza, coloro i quali io definisco i “cercatori d’oro”, ovvero i traiders incalliti, quelli che si imbattono in burrasche quando il bollettino meteo dice loro di non uscire dal porto.

Coraggiosi? Piuttosto sprovveduti.

Nell’ultimo periodo, invece, le persone che mi hanno chiesto consigli sulle criptovalute sono maggiormente persone prive di esperienza ed educazione finanziaria, fortemente attratte però da questo argomento.

Questa gran voglia di sentirsi pionieri di miniere d’oro è davvero affascinante, mi riporta ai vecchi film di Indiana Jones, ma mentre nel cinema tutto è possibile, la realtà, di contro, è spesso crudele.

 

Le criptovalute possono considerarsi gli investimenti del futuro?

 

Spieghiamo che le criptovalute sono delle monete virtuali prive di una regolamentazione e, come le altre valute che ben conosciamo regolamentate dalle Banche Centrali, possono essere convertite e scambiate mediante l’utilizzo di piattaforme on line: per esempio i nostri € possono essere convertiti in Bitcoin o Ethereum. Oltre a essere scambiate, possono essere utilizzate per effettuare acquisti sia virtuali sia fisici. Alcuni esercenti in Italia accettano anche questa modalità di pagamento, lo stato di El Salvador le ha introdotte come moneta nazionale e si appresta a emettere titoli di debito in tale valuta. La Cina, per esempio, è prima nel mercato del Bitcoin con il 35% di tutti i traffici mondiali.

 

Ovviamente proprio perché le criptovalute non hanno una regolamentazione tutte le transazioni devono essere tracciate mediante network di nodi, cioè di pc che utilizzano una forte crittografia per rendere sicuri gli scambi. Ed è qui che si collocano i cosiddetti minatori che, dotati di una struttura informatica evoluta attiva 24 ore al giorno, vanno alla ricerca di transazioni da tracciare in cambio di criptovalute.

La non regolamentazione comporta, però, una fluttuazione importante di criptovalute il cui valore è dettato esclusivamente dagli scambi, diventando così uno strumento altamente rischioso per chi pensa di detenerlo come moneta alternativa anche in termini di investimento futuro, soprattutto se considerato l’unico investimento.

La criptovaluta, proprio perché non tracciata, è anche uno strumento utilizzato da organizzazioni criminali come mezzo di scambio di droga e armi. Inoltre non è conforme a quelli che sono i principi dell’ecosostenibilità: infatti, i suddetti minatori, per poter tracciare le transazioni, hanno bisogno di un enorme quantitativo di energia per poter sostenere il funzionamento degli strumenti informatici, sono addirittura giunti ad utilizzare centrali in disuso per soddisfare tale necessità.

 

Vediamo concretamente come si stanno comportando le criptovalute a livello globale. 

 

Nello scenario di guerra tra Russia e Ucraina, le criptovalute sembrano poter aggirare gli ostacoli alle sanzioni sullo swift. 

È davvero così?

La maggior parte delle cripto, per facilitare gli scambi giornalieri, devono essere convertite in valute fiat, e ad oggi, le stablecoin in dollari sono il principale cross di cambio utilizzato, quindi il problema non verrebbe superato. Inoltre, l’esigenza dell’Occidente di impedire alla Russia di eludere le sanzioni potrebbe diventare il pretesto per adottare regole più strette nei confronti delle criptovalute fino al punto di strangolarle.

Il 7 marzo, Il Sole 24 ore riporta la notizia secondo cui la movimentazione di miliardi di dollari di controvalore su wallet insoliti porterebbe all’intervento delle autorità internazionali chiedendo agli exchanges la blacklist dei wallet, soprattutto se riconducibili a Paesi o attività soggette a sanzioni.

 

Intanto, in Italia, un recente DM del Governo predispone un sistema di catalogazione degli operatori del settore delle cryptovalute, attraverso un’iscrizione obbligatoria al registro e una conseguente comunicazione all’Organismo degli Agenti e dei Mediatori creditizi (OAM)  delle operazioni  che hanno ad oggetto la moneta virtuale. L’iscrizione al registro rappresenta una condizione necessaria all’esercizio dell’attività in Italia e tali soggetti saranno inoltre obbligati a trasmettere i dati relativi alle operazioni di scambio con cadenza trimestrale.

Un chiaro segnale, da parte del nostro Governo, verso la trasparenza e la regolamentazione di una valuta decisamente criptica. 

 

La mia esperienza professionale mi porta a sconsigliare questo tipo di investimento, soprattutto alla luce degli avvenimenti presenti. Piuttosto, è il momento di prediligere una certa calma, anziché tuffarsi in acque torbide.

Marialba Castagnaro
Consulente Finanziaria

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